Einstein… non giocava a biglie!

Fonte: Wired.it

E anche questa volta Einstein non ha perso un colpo. Sono stati necessari  52 anni e 750 milioni di dollari per provarlo, come ricorda il New York Times, ma il risultato è quello che conta. E, in questo caso, è uno di quelli che faranno la storia: 4 palline che ruotando nello Spazio provano, anzi misurano, due effetti previsti dal genio nella sua Teoria della relatività generale. A dirlo è una missione della Nasa, Gravity Probe B, coordinata da Francis Everitt della Stanford University, il quale ha dedicato la sua intera carriera proprio a questo progetto. I risultati della missione saranno pubblicati su Physical Review Letters.

I due effetti misurati dal Probe sono quello geodetico, che prevede la curvatura dello spaziotempo intorno a un corpo, e quello di trascinamento (o frame-dragging), secondo il quale i corpi rotanti trascinano lo spaziotempo che li circonda. “ Abbiamo messo alla prova l’Universo di Einstein” – ha scherzato Everitt “ ed Einstein è sopravvissuto”. Si tratta di due fenomeni infinitesimali, lo stesso Einstein scriveva che “ la loro magnitudine è talmente piccola che confermarli in un laboratorio non è neanche immaginabile”.

Eppure, a qualcuno l’idea di confermarli è venuta. Era il 1959 quando è stato ideato per la prima volta l’esperimento, anche se la tecnologia necessaria alle misurazioni non esisteva e l’essere umano non era ancora neppure andato nello Spazio. Finalmente, nel 2004 tutti i tasselli sono andati al loro posto: il 20 aprile, la sonda Probe viene lanciata nello Spazio con quattro giroscopi costruiti ad hoc: quattro sfere di quarzo (gli oggetti più sferici mai realizzati da mano umana) rivestite in niobio, un elemento superconduttore (nel quale gli elettroni possono fluire per sempre senza perdere energia); per 17 mesi, queste palline hanno orbitato intorno alla Terra, all’interno di un contenitore di piombo, in modo da essere isolate e non risentire di altre influenze. Quando le palline hanno cominciato a girare, gli elettroni hanno funzionato come un puntatore magnetico.

Una volta ottenuti i dati, ci sono voluti ben cinque anni per poterli analizzare correttamente e separare i segnali spuri, dovuti alla carica elettrica presente sulle sfere, da quelli utili. Ma, alla fine i ricercatori sono riusciti a stabilire che la direzione dell’asse dei giroscopi avevano subito una variazione di alcune, dimostrando gli effetti predetti da Einstein.

Un lavoro eroico secondo, Everitt. Tanto quanto quello che il ricercatore ha dovuto fare per ottenere i finanziamenti necessari alla conclusione delle ricerche. Una volta scaduta la borsa messa a disposizione dalla Nasa, Everitt ha bussato alla porta del finanziere Richard Faribank (figlio di uno dei fondatori del progetto), poi è stata la volta di Turki al-Saud, ex-studente di Stanford e ora direttore di un istituto di ricerca della King Abdulaziz City for Science and Technology. Qui Everitt ha ottenuto gli ultimi 2,7 milioni di dollari, raggiungendo il totale impressionante di 750 milioni.

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