29˚ esame…

Storie di ieri… Riemerse da una casella di posta elettronica di un caro amico…
Era un 23 gennaio del 2004, a Roma:

Alba.
Dalle tapparelle ancora abbassate filtrano la luce arancione del sole che “rosseggia sui sette colli” e il rumore del traffico di viale Marconi.
Sono in pigiama nella penombra del salotto-camera da letto e indosso un paio di tod’s visto che al momento di fare la valigia ho dimenticato, come al solito, le pantofole… I pantaloni a quadrettoni verdi marroni e bianchi sono un po’ meno adatti a sedersi sulla sedia di legno dove mi trovo rispetto allo spessore che potrebbe dare un bel paio di jeans, ma tutto sommato dopo un po’ se dimentichi di avere delle chiappe non te ne accorgi…
Ho preso poco fa un caffé con Mario e Mary, i miei ospiti, e adesso che loro sono andati a lavoro la casa è silenziosissima e potrei tornare a dormire se volessi, ma dubito che lo farò… devo godermelo dall’inizio alla fine questo nuovo giorno… Devo assaporare con la dedizione di un sommelier ogni sfumatura di questo nuovo prelibato nettare…
Nello zaino invicta usato per trasportare libri dispense e appunti, protetto nell’involucro della calcolatrice, tengo nascosto quell’innocente fogliettino di carta copiativa che tanti n’addusse dolori agli achei…
In un lampo mi viene un dubbio atroce… Un sottile pensiero kafkiano… Con il dito indice che trema sul touch pad del portatile sposto il mouse sopra all’orologio di sistema per leggere “venerdì 23 gennaio 2004”… aahhh… Non è stato un bieco scherzo percettivo… E’ successo davvero…
E dunque potrei alzarmi e frugare nello zaino… Troverei un foglietto bianco, leggerissimo, impalpabile… aprendolo dalla doppia piegatura potrei leggere poche parole significative:
22 gennaio 2004, esame di Reti Logiche: ventiquattro/30.
Ho finito il 29° e ultimo esame.

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Ritagli di giornale…

La data dell’articolo è 5 Giugno 1995, in pieno Roland Garros. La testata è autorevole: Corriere della Sera. È un articolo dell’archivio storico, riesumato per caso mentre spulciavo Google per scoprire cosa sapesse, il primo motore di ricerca del mondo, su Vittorio Roiati, maestro di tennis e di vita dell’infanzia di diverse generazioni di tennisti professionisti e non della mia città. La data poi, neanche a farlo apposta, chi mi conosce sa che non mi è affatto indifferente… Ma questa è un’altra storia… Vi riporto il “ritaglio” che conta:

TENNIS . Becker perde anche la faccia Voinea lo batte e si sfoga: “Cercava di intimidirmi, ho provato vergogna per lui” DAL NOSTRO INVIATO PARIGI. Oltre al campo e agli organizzatori, Boris Becker dovrebbe spedire le sue rimostranze in cielo. Lassu’ si trova da un anno un gentiluomo di Ascoli, Vittorio Roiati, generoso e amateur, che aveva un campo da tennis in salotto, formato da un gioco di mattonelle. Per entrarvi bisognava girare una maniglia a forma di racchetta. Da lui Adrian Voinea, ragazzino uscito dalla Romania sull’ onda della rivoluzione trovò, insieme col fratello Marian, ora maestro a Gualdo, un sostegno morale, ma soprattutto finanziario. […]

Per leggere l’articolo completo: questo è il link.

L’abbigliamento fa il Drugo

Fonte: Antoniosaladini.it

L’inquietante abbigliamento di uno dei cattivi più cattivi del cinema, Alex il Capo Drugo di Arancia Meccanica, ha una genesi curiosa: pare infatti che durante la lavorazione del film sia stato proprio Malcom McDowell a proporre a Kubrik di dare un’occhiata… alla sua divisa da cricket, che l’attore portava spesso con se, nel portabagagli della sua auto.

Nel vederla, bianca, stropicciata, entrambi non ebbero dubbi. Fu poi McDowell a scegliere il copricapo, la bombetta nera, come simbolo dell’uomo “rispettabile” di città.

Quanto alle ciglia finte, fu un colpo di genio di Stanley Kubrik che poi commentò: “E’ davvero sinistro. C’è qualcosa che non va nella tua faccia, ma non si può essere veramente sicuri di cosa sia. E’ questo il look giusto!”

ci chiamavano ribelli…

Il primo post di questo nuovo blog è indiscutibilmente dedicato ad un video scoperto poco fa, che merita di essere visto! Cito testualmente la didascalica degli autori:

I testimoni della resistenza si fanno sempre più rari, ma casualmente un anonimo partigiano interviene davanti alla telecamera durante una intervista ad alcuni musicisti di strada sui temi del Forum Sociale Europeo di Firenze.
Tutto nasce per caso lungo le rive dell’Arno: dieci minuti di monologo vivace che rinfrescano la memoria, passando dai temi della liberazione alla politica di oggi attraverso aneddoti e riferimenti storici.
Un filo rosso che unisce la sete di libertà e democrazia per cui lottava il giovane partigiano agli ideali del movimento e del Social Forum di Firenze.
In pochi minuti di monologo si concentrano i sogni passati, presenti e futuri di una società più democratica e libera.

DI
STEFANO LORENZI


Lungarno – Ci chiamavano ribelli